Stavo ragionando, in seguito alla realizzazione di un disegno per un papiro (il #28), sul come vivo il rapporto tra me e il disegno stesso.
In fondo disegnare è un processo creativo. Anche quando ci si mette a "copiare" da una foto, un'immagine di qualunque tipo, o la realtà stessa, in realtà non si esegue mai una "copia" esatta.
Quello che ne esce non è altro che la rielaborazione attraverso la nostra mente e le nostre mani, anzi, a volte, la mente viene anche by-passata nel processo. Nel senso che a volte, volendo o meno, i tratti che escono dalla nostra mano "escono" dal nostro pensiero stesso. Alle volte ho quasi la sensazione che il disegno abbia una sua vita, una sua personalità che vuole uscire, e lotta con la mano del disegnatore per prendere vita come vuole lui.
Altre volte, invece, è proprio capriccioso, e lotta per non uscire.
Un po' come quando si vuole scrivere o raccontare una storia. Anche li i personaggi tendono a prendere vita e a far diramare la storia come loro la vivono, e lo scrittore si accorge dopo un po' di pagine che la storia è andata dove non voleva... e non sempre è un male.
In ogni caso, la riflessione nasceva dal mio fastidio incredibile nel lavorare su un disegno con altre persone. Sia chiaro, nulla contro gli altri... ma è un po' come quando scrivo, suono o canto. Così anche per il disegno. Preferisco essere da solo. Io e l'atto artistico/creativo. Per carità non riesco a suonare e cantare nemmeno Ligabue... e non ambisco ad essere definito "artista" nel disegno... ne avrei di strada da fare; tuttavia, è un rapporto personale.
Il disegno segue il mio stile, il mio modo di vedere le cose. Nel momento in cui si inserisce un'altra persona, non è più il "mio" disegno. Si rischia di avere degli scontri di stile nelle parti del disegno, rendendolo non più omogeneo... e anche la sola presenza di qualcuno che guarda mentre disegno... mi inquieta.
Perchè tra le fasi di disegno, e l'opera finita... ne passano di linee, ne si cancellano molte... e tutto quello che non viene definito completamente, può rispecchiare anche lati di noi stessi profondi. E' un po' come aprire la mente agli altri, permettergli di leggere i tuoi pensieri. Cosa che in parte rimane nell'opera finita, ma a quel punto abbiamo lasciato solo ciò che "permettiamo" di essere letto o visto.
Come per me, so anche di altri disegnatori (che sanno anche disegnare però) che impazzirebbero se un loro blocco schizzi venisse visto da chiunque oltre che da loro stessi.
Disegnare è una cosa personale, intima... e penso che non sopporterò mai l'idea di lavorare sullo stesso disegno con altri.
Sono proprio infantile.
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